Dr.ssa Francesca Musu


Prick test

prick-testIl prick test è un’indagine diagnostica allergologica semplice, sicura e poco costosa; per questo motivo, in genere, rappresenta l’esame di prima istanza di fronte al sospetto di un’allergia. prick test. Il prick test viene effettuato anche in ambito pediatrico a partire dall’anno di età, mentre nei bambini più piccoli è poco utile per la scarsa reattività cutanea.

Il prick test viene frequentemente utilizzato per lo screening degli allergeni di origine alimentare ed inalatoria. Per l’identificazione delle allergie cutanee, come quella al nichel, si utilizza invece il cosiddetto patch test.

Come si esegue il prick test?

Il prick test si esegue sulla cute della superficie flessoria dell’avambraccio; in caso di eczema o lesioni cutanee in tale sede, e nei bambini più piccoli, l’esame può essere eseguito sulla pelle del dorso.

I punti sottoposti ad indagine vengono segnati con un pennarello. Sulla cute corrispondente viene quindi posta una goccia di estratto allergenico diluito.

Tale goccia viene attraversata da una lancetta sterile (un minuscolo spillo), fatto penetrare per circa 1 mm nell’epidermide (prick in inglese significa pungere).

Dopo un minuto la goccia viene asportata con un pezzetto di carta assorbente.

Dopo 15-30 minuti si osserva la risposta cutanea al prick test. L’esame è considerato positivo se compare un pomfo di diametro uguale o superiore ai 3 mm, circondato da un alone eritematoso (arrossamento), generalmente pruriginoso.


Patch test

patch-testIl patch test è un esame utilizzato a fini diagnostici per identificare quelle sostanze che, una volta poste a contatto con la pelle, determinano una reazione infiammatoria locale. Ricordiamo brevemente che a tal proposito esistono due diverse forme di dermatite da contatto, una di origine irritativa – indipendente dal sistema immunitario – ed una allergica in cui le cellule immunitarie producono una risposta infiammatoria diretta contro la sostanza erroneamente ritenuta pericolosa.

Sostanze comunemente coinvolte nelle dermatiti da contatto allergiche Nichel, cromo, lattice, saponi e detergenti, componenti di pomate o farmaci ad uso topico, piante (p. es., l’edera velenosa), farmaci (antibiotici, anestetici, antistaminici).

Il patch test può aiutare ad identificare il tipo di dermatite da contatto che affligge il paziente e valutate le risposte dell’organismo alle varie sostanze utilizzate. Generalmente le forme irritative sono comuni un po’ a tutte le persone, mentre le forme allergiche sono meno diffuse ed altamente personalizzate.

Patch test: come si esegue

Il patch-test sfrutta dei dischetti contenenti una o più sostanze con potenziale allergenico. Ogni sostanza, detta aptene, si trova in concentrazioni talmente esigue da evitare qualsiasi pericolo per la salute dei pazienti, compresi quelli con forme allergiche piuttosto gravi; del tutto eccezionali sono infatti le reazioni sistemiche, come orticaria e shock anafilattico, causate dai patch test. Dall’altra parte, però, la quantità di aptene utilizzata è comunque sufficiente per evocare una reazione anche in pazienti scarsamente sensibilizzati.

Patch test dischetti vengono applicati sulla parte alta del dorso, grazie a cerotti ipoallergenici che assicurano un contatto uniforme degli stessi con la pelle.

Per non falsare i risultati del patch-test l’uso di steroidi topici nella sede di applicazione e l’assunzione di steroidi orali e di antistaminici dev’essere sospesa almeno due settimane prima del test.

Nelle 48 ore che seguono l’applicazione dei cerotti, il paziente avrà cura di non rimuovere i dischetti e di non bagnarli, evitando anche l’esposizione solare e l’attività fisica (per il problema della sudorazione).

Trascorso questo periodo di tempo il dermatologo rimuoverà i pannelli valutando l’aspetto delle aree cutanee sottostanti e cerchiandole con un pennarello. In presenza di arrossamenti, edema, vescicole e papule (piccoli rilievi cutanei rossastri) la diagnosi è positiva ed il soggetto viene considerato allergico a quella determinata sostanza. Tuttavia, dopo questa valutazione iniziale, il più delle volte il dermatologo richiede di visitare nuovamente il paziente dopo uno o due giorni, quando le reazioni allergiche sono pienamente sviluppate e le manifestazioni lievi sono scomparse. In base all’intensità ed alla gravità delle reazioni cutanee si potranno quindi distinguere le forme irritative dalle sensibilizzazioni (allergie) verso determinate sostanze. Nelle dermatiti da contatto di natura irritativa, ad esempio, le manifestazioni sono più evidenti quando i patch vengono rimossi, salvo poi migliorare nei giorni seguenti; al contrario, le forme allergiche richiedono circa un paio di giorni per produrre manifestazioni, che tendono poi a divenire più rilevanti alcuni giorni dopo la rimozione dei patch.

Nonostante l’apparente semplicità dell’esame, l’interpretazione dei risultati del patch-test non è affatto facile e richiede un’approfondita conoscenza del paziente, della sua storia clinica e dei materiali impiegati.